Il canto della capinera

immagine da Pinterest

E’ perche’ sono seme

e germoglio sempre,

nel silenzio delle candele accese,

sotto la neve,

tra le parole taciute.

Germoglio nell’umido del mattino

contro la crosta indurita dal gelo

e di uno sguardo che giudica

semplicemente guardandomi.

Verso la luce piccole foglie

come due ali verdi

si inebriano d’aria,

si espandono lievi,

si scioglie la neve,

tacciono le candele,

le parole si accendono,

ondeggiano vibrando

e sublimano al canto

melodioso di una capinera


Giuliana Campisi ©

▶ canto della capinera

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Senza fiato

 

Senza fiato,

mi sporgo nel vuoto,

nelle macerie crollate,

in bilico tra polvere

e resti irriconoscibili,

come il viso dei vecchi

devastati dalla vita,

che ha tracciato percorsi

attraverso gli anni sulle rughe,

negli occhi infossati,

nelle pieghe dei sorrisi spenti.

Macerie pulsanti

che vorrebbero risorgere,

mani coraggiose che si arrampicano

sugli assiti scheggiati,

tra schegge di vetro

di vecchie finestre

che riflettono ancora

i raggi del sole.

Senza fiato guardo

cio’ che rimane,

improbabili cocci

da poter incollare,

vale sempre la pena provarci,

non importa riuscirci,

importante e’ tentare.


Giuliana Campisi ©

 

Abbandono

immagine dal web

C’e’ una pacata tristezza

nelle cose abbandonate,

piccoli pezzi di vita,

polvere di ricordi.

Luccicano nell’angolo dell’abbandono

come brandelli di stelle cadute.

Trattengono nelle loro fratture

residui di parole sussurrate a chi

non sapeva ascoltare, giochi infantili

e tazze di te sorseggiate

nella solitudine di una stanza.

C’e’ un rammarico

nelle cose buttate,

occasioni perdute,

possibilita’ non sfruttate

lasciate sotto un muro imbrattato,

in un vicolo cieco

dove qualcuno ha scritto

” forse non sono servito a niente?”


Giuliana Campisi ©

Siamo in ginocchio

Siamo in ginocchio,

fronte a terra,

ci vorrebbe il vento

per farci volare

e sollevare la testa

con la fierezza

di chi non teme le nubi.

Siamo in ginocchio,

le gambe sporche di terra,

ci vorrebbe  un’onda

a lavarci dal fango

e mostrare l’anima nuda

nonostante le vesti pesanti

che nascondono orrori.

Siamo in ginocchio

e non ci possiamo rialzare,

ma non e’ il peso del corpo

che non ci fa decollare

ma la forza di un vuoto

abissale che ci attira nel fondo

e non abbiamo piu’ forza,

abbiamo perduto il coraggio

e restiamo ruvidi gusci

senza piu’ seme da far germogliare.


Giuliana Campisi ©

Sulla punta dei piedi

immagine dal web

Sulla punta dei piedi,

le braccia ad arco,

corona di mani sulla testa

ed un passo lieve di danza.

Cosi’ volteggio sulla vita,

ballerina,

ape sul fiore

a raccogliere polline d’oro,

neve fresca

sul terreno bruciato,

volo di colomba

sopra la guerra

e non mi stanco mai


Giuliana Campisi ©

Nebbia

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Nel silenzio 

la nebbia

lentamente,

come una carezza,

mi avvolge.

Mi perdo

in un sogno

fatto di sensi,

odore

di freddo pungente,

rumore ovattato

di passi,

la tua mano

sulla mia,

il tuo respiro

sulle mie labbra.

Un bacio.

Giuliana Campisi ©

Fiume ribelle

Forse mi sto perdendo,

in questo tramonto

che velocemente scolorisce

abbandonandosi sulle strade

del non ritorno.

Perdo consistenza,

perdo peso e volume,

immobile nel nulla,

a cui mi oppongo,

e mi domando se c’e’ un senso

in questo volere restare ferma

quando dovrei trascinarmi

come un fiume ribelle,

rimbalzando da una sponda all’altra,

risalendo correnti

come un improbabile salmone

che tenacemente sfida la vita

senza capirne il fine.

C’e’ una leggerezza nell’acqua

che dovrei imitare

lasciandomi andare,

seguendo il suo flusso regolare

senza opporre resistenza,

scendere cosi’ verso il mare

mia culla originaria

e in esso ricongiungermi

alla mia meta’ perduta.


Giuliana Campisi ©

Contorni

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Nella penombra 

osservo il tuo contorno

ed il mio,

simili ai bordi

diversi nel cuore,

combaciano senza sovrapporsi,

si sfiorano senza toccarsi.

In punta di piedi

in punta di mani

gli occhi verso l’alto

a sfiorare il cielo

accarezzando nubi

appoggiate sul tramonto.

Tentano di ritrovarsi,

come anime smarrite,

in un riposo forzato,

contorni confusi

sopra il letto rifatto,

le mani intrecciate

in un sublime gesto d’amore

e la bocca socchiusa

pronta a baciare.


Giuliana Campisi ©

 

Dovrei …

Dovrei cancellare il mio inverno,

cristalli di ghiaccio sui vetri,

neve sui capelli e tra le dita gelate.

Potrei  fare come il passero

che scrolla le ali ed attende

senza capire il perche’ delle stagioni,

dei suoi mattini verdi e di quelli piu’ bui.

Dovrei cancellare la memoria del cuore,

come ad un pianoforte antico,

spolverare i suoi tasti ingialliti e stonati

simili ai denti di un vecchio barbone

che sorride ugualmente,

non si cura del freddo

ed ha smesso di contare i suoi giorni.

Potrei scuotere il gelo dalla mia testa 

facendola tintinnare

come un campanello alla messa domenicale

quando tutti si inginocchiano e pregano,

mentre pensano al pranzo oppure

sognano di andare al mare.


Giuliana Campisi ©