Ma io non credo

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Mi sono prosciugata,
disidratata,
rinsecchita
un deserto sconfinato
impercorribile
La pelle è secca, l’anima pure
Si sgretola per un solo sospiro
diventa polvere e svanisce nell’aria
come fumo,
come il niente di un pensiero inespresso,
doloroso
Ogni cosa si frantuma
grosse scaglie lucenti,
pelle di serpente che forse muta
o forse si autoproclama re del nulla
Ali impalpabili di farfalla
col cuore dolente
il corpo pesante di chi non può più camminare
e si trascina per inerzia
È arsa ogni parte di me,
non più bruciata, non un tizzone ardente
ma carbone, forse un diamante in pectore
Ma io non credo

Giuliana Campisi

La notte …

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… la notte spinge forte. Si esce fuori dai binari, si cammina barcollando con le mani avanti per toccare il buio, sperando che qualcosa all’improvviso non ci urti facendoci cadere …

… e buonanotte a tutti

Pastelli su cartoncino – Giuliana Campisi

Se ci guardassero…

Se ci guardassero
mentre percorriamo le strade, le piazze
o i vicoli bui dove la notte confonde ogni cosa
e un attimo dura un eterno
Autostrade veloci
mentre cantiamo a squarciagola
osservando albe e tramonti che si susseguono
come giochi di fuoco
Se ci guardassero
di fronte alle curve improvvise,
alle rotonde, sulle strade interrotte,
franate oppure coi lavori in corso
quando siamo costrette a ritornare indietro
a ripercorrere sempre gli stessi sentieri dolorosi
senza la guida di segnali, cartelli di pericolo
o qualcuno che ci dica: non preoccuparti, ci sono qui io
Sotto la pioggia e sotto il sole
quando l’asfalto è viscido o pieno di buche
e bisogna prevedere, scansare, eludere
fingere di non vedere, di essere morte
per evitare la paura o lo scontro
Se ci guardassero mentre camminiamo
fino allo sfinimento
senza neanche la forza dei nervi a sorreggerci
sperando che la vita ci dia una tregua
che ci proponga un armistizio,
perché noi non ci arrendiamo
a qualunque costo
neanche se ci guardassero.

Giuliana Campisi

Prima c’ero

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Prima io c’ero
adesso, senza neanche accorgermene,
non ci sono più.
Svanita, smarrita nell’aria
uno sbuffo di polvere senza consistenza
Niente più certezze, punti fermi,
ancore o freni a mano,
sono niente
senza spina dorsale
senza ossa
senza gambe che mi portino
verso qualunque convinzione,
la testa vuota,
dentro solo l’ombra di un volo di farfalle
a cui mi aggrappavo
sperando di volare.

Giuliana Campisi

Sogno o son desta?

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Si perde il sogno quando si concretizza
perde il suo rosa
ed i suoi rami fioriti
Diventa cosa che si tocca
ma non è poi così morbida
e neanche appetitosa
Il sogno deve rimanere tale
altrimenti si spezza
e dentro i suoi cocci
non lo riconosci più

Giuliana Campisi

Da un po’ di tempo …

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… e temo per tanto altro tempo ancora …

… ma voglio essere ottimista, come quello che vede il bicchiere mezzo vuoto ma si guarda in giro per vedere se c’è qualcuno che lo riempie nuovamente.

… di veramente poco

Foto personale

Piccoli segnali di speranza, la mia orchidea sta sbocciando. In questo periodo ci si accontenta di poco.

E fu l’inizio

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In un tempo lontano
la terra disperata
ferite slabbrate che non combaciavano mai
abitata da esseri non senzienti
privi di ogni scintilla
orde di non morti che marciavano impettiti
travestiti da manichini
adorni di sorrisi
branchie di pesce per non respirare l’aria
Ed era sempre notte,
le stelle non ardivano di splendere
orde di lucciole coperte di lucenti e fragili armature
pronte al primo segno di coraggio
a srotolare i fili della prigionia lunare
Quando avvenne la battaglia
fu violenza
la fine del silenzio
ogni cosa sanguino’ sudore
ogni dolore gocciolo’ sangue
e grida e lamenti e strida di battaglie
I rocchetti di filo si assottigliarono
i manichini persero i sorrisi
che si frantumarono a terra con fragore
giochi di fuoco d’avorio
Le lucciole avanzarono seppur stremate
le ali bruciacchiate ma la vittoria in mano
Avvenne così la fine e fu l’inizio
una nuova terra illuminata
le ferite rimarginate e i cervelli di nuovo
collegati al cuore

Giuliana Campisi