Chi si accontenta …

… o al massimo mangia cioccolata

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Abbandono

immagine dal web

C’e’ una pacata tristezza

nelle cose abbandonate,

piccoli pezzi di vita,

polvere di ricordi.

Luccicano nell’angolo dell’abbandono

come brandelli di stelle cadute.

Trattengono nelle loro fratture

residui di parole sussurrate a chi

non sapeva ascoltare, giochi infantili

e tazze di te sorseggiate

nella solitudine di una stanza.

C’e’ un rammarico

nelle cose buttate,

occasioni perdute,

possibilita’ non sfruttate

lasciate sotto un muro imbrattato,

in un vicolo cieco

dove qualcuno ha scritto

” forse non sono servito a niente?”


Giuliana Campisi ©

Buongiorno

… ho sonno, ho fatto tardi leggendo il Gattopardo

… gatti … invasati!

immagini da Pinterest

… beh? paura che ti porti jella? sfigato!

Povero Tempo!

immagine dal web

C’e’ chi ha del Tempo una concezione piuttosto fantasiosa e pittoresca. Tempo senza un ritmo preciso, con un futuro, passato e presente che si invertono secondo necessita’ o altro. Giorni ed ore che si dilatano a piacimento o secondo convenienza. Insomma il Tempo come una pallina di gomma tra le mani, da manipolare a proprio uso e consumo, a volte sconsideratamente, altre irresponsabilmente. Conosco una persona, a me molto vicina, che usa il Tempo come suo fidato compagno di giochi e minchionerie varie. Per esempio, quando c’e’ da fare una cosa importante e glielo ricordo mi dice: 

si, adesso non ho tempo ma la settimana prossima lo faccio.

Dopo due settimane, sottolineo che la cosa non e’ stata fatta e la risposta e’ la seguente:

– ho avuto da fare ma ci ho pensato, lunedi’ la faccio (e siamo a martedi’).

Dopo un mese che la cosa non e’ stata fatta, cerco di ricordargli la pressante urgenza, risposta:

si, hai ragione, domani lo faccio.

Dopo qualche anno (io non mi arrendo mai) gli dico che quella cosa va assolutamente fatta, risposta:

si, si, ho capito, non essere pressante, ti ho detto qualche giorno fa che la faccio e la faro’!

Qualche giorno fa? glielo dissi nel 2013, oggi siamo nel 2018! Bene questo e’ un esempio di tempo senza tempo, tra passato e presente solo la frase “qualche giorno fa”.

Poi ci sono i cibi conservati, quelli con la scadenza stampigliata sopra. Quando si apre un barattolo di conserva o altro, normalmente si conserva poi nel frigo per tre giorni al massimo. Nella realta’ di questa persona quando si apre un barattolo se ne usa un po’, poi viene messa in frigo e se ne usa un altro po’ dopo cinque giorni. Dopo un mese, uno strato di muffa bianco/verde alto mezzo centimetro ricopre il contenuto. Mi domanda:

– secondo te si puo’ mangiare, magari togliendo la parte superiore?

Rispondo:

– se hai bisogno di penicillina per qualche infezione, perche’ no?

Ribatte:

– Sei sempre la solita, nel barattolo c’e’ scritto che scade nel 2019, quindi si puo’ mangiare!

Mi incazzo:

– si, ma se non lo aprivi, ma l’hai aperto un mese fa, l’avevo detto che entro tre giorni lo dovevi mangiare!

Risposta minchiona:

– qui non c’e’ scritto.

Questo e’ un esempio di tempo “non considerato” perche’ non e’ scritto.

Poi c’e’ il tempo personalizzato.

1) Sono uscito stamattina presto (ore 12,00)

2) Ho dormito un po’ dopo pranzo (3 ore)

3) Scendo a comprare le sigarette e torno subito (1 ora e mezza), a domanda risponse che ha perso tempo a parcheggiare la macchina.

Poi c’e’ il tempo ondivago:

– avevo una giacca blu con le tasche, dove e’ messa?

La giacca in questione era in suo possesso nel 1991 depositata nell’armadio come cibo per le tarme. Nel 2005 riesco a convincerlo, che se non vogliamo ufficializzare un allevamento di tarme abusivo, ce ne dobbiamo disfare. Nel 2010 lo convinco e la butto. Gli ricordo questi passaggi, commenta:

– era ancora buona, me la potevo mettere.

Oppure:

– devo andare a fare gas nella macchina, sono a secco

Dopo una settimana:

– devo andare a fare gas nella macchina, sono a secco

Ma dove sei stato che hai gia’ consumato tutto il gas, in Romania?

– No, non ci sono andato, ho avuto da fare, domani ci vado

Dopo una settimana:

– devo andare a fare gas, sono a secco

Ma come non ci sei andato? e’ la terza volta che rimandi!

– che fai le conti?

… un dolore perduto

immagine dal web

“Ci sono momenti in cui tutto ci stanca, persino ciò che ci farebbe riposare. Quello che ci stanca, perché ci stanca; quello che ci farebbe riposare, perché l’idea di ottenerlo ci stanca. Esiste una prostrazione dell’anima più profonda di qualsiasi angoscia e dolore; credo che non la conoscano solo coloro che si sottraggono alle angosce e agli umani dolori e sono diplomatici con se stessi per sfuggire al proprio tedio. Riducendosi, così, a esseri corazzati contro il mondo, non c’è da meravigliarsi che, ad un certo momento della coscienza di se stessi, all’improvviso pesi loro l’intera mole della corazza e la vita sia per costoro un’angoscia al rovescio, un dolore perduto.” 

F.Pessoa, Il libro dell’inquietudine

Il Diario di una gatta – Maya – 13 gennaio 2018

Cari umani, non e’ stato per niente facile trovare il modo di vendicarmi di quei due giuda traditori spelati. Non sono potuta andare sul terrazzo a reperire mosche o gechi e similari da mettere nelle scarpe di Tesoro perche’ dovete sapere che quei due dicono sempre di sentire freddo e chiudono balconi e finestre. Ora dico io, certo che sentono freddo, sono completamente senza peli a parte quelli sulla testa (a che gli servono poi? a scaldare il cervello? ma se non ne hanno!), e quei pochi che gli crescono sulla faccia a Cicciomio se li toglie con non so quale schifezza puzzolente che si mette in viso  e poi scompaiono, mah! Anche Tesoro ha una vaga crescita di pelo sotto le braccia e nelle gambe e va in bagno a fare delle strane cose e poi i peli non ci sono piu’. Non so cosa faccia perche’ non mi fa entrare nel bagno, mi dice: vai via brutta gatta pelosa, non e’ posto per te! Ma, dico io, cos’e’ un complimento o un insulto? certo che sono pelosa, sono una gatta! e’ lei che e’ deficiente che sente freddo e si leva i peli! Ma lo capiscono ‘sti due decerebrati che il pelo serve a tenersi caldi?  Comunque, tornando a bomba, cercavo un modo per vendicarmi e non potendo reperire la materia prima ho cercato almeno di vomitargli sul letto, ma purtroppo non ci sono riuscita perche’ momentaneamente ho il pancino delicato e mi danno una cremina che non mi fa vomitare. Allora ho pensato di fare qualche dispettuccio. Sono andata in cucina dove Tesoro aveva preparato una pentola di riso perche’ doveva fare gli arancini (non so cosa siano, io credevo crescessero sugli alberi ma questa umanoide spelacchiata cucina cose strane) sono salita sul tavolo e con le zampette mi sono messa a rimestare dentro la pentola finche’ Tesoro non mi ha visto ed ha cominciato a urlare. Io sono scappata, lei mi inseguiva con una paletta di legno in mano, la cosa mi ha fatto un po’ paura, ma sono riuscita a nascondermi bene. Nell’attesa che le passasse la rabbia mi godevo il pensiero stupendo di Tesoro costretta a buttare nella spazzatura  tutta la pentola di riso ed a rifare tutto di nuovo. Poi ho finto di pentirmi e mi sono strusciata sulle sue gambe e lei, come sempre, mi ha preso in braccio e mi ha detto: monella della mamma, queste cose non si fanno! dovrei punirti ma sono certa che volevi solo giocare. Vieni con me che ti do la tua pappa preferita.

Tutto come da copione. Alla prossima, amici cari.