Buongiorno

… toilette mattutina

… colazione sul prato

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… e lassatemi durmi’!

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Io sto con le donne ma …

immagine dal web

La violenza e’ sempre ripugnante. E’ un atto crudele e gratuito, senza logica e senza senso. I fatti recenti di cronaca su violenze e stupri, che sembrano aumentare in maniera esponenziale, mi sconvolgono sempre di piu’ e mi e’ molto difficile parlarne, anche se, ritengo, non ci sia nulla da dire o da commentare, che non sia gia’ stato detto e commentato. Banale e scontato dire che “sto con le donne”, io che ho subito, so cosa vuol dire ma … oggi sono piuttosto perplessa. Leggendo qua e la’ mi capita sott’occhio questo stralcio estratto da indagini Istat del 2006 :

Nel 2006, l’ISTAT ha eseguito un’indagine su tutto il territorio nazionale, raccogliendo i seguenti risultati:

Le donne tra i 16 e i 70 anni che dichiarano di essere state vittime di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita sono 6 milioni e 743 000, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro, la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne).

Il 14,3% delle donne afferma di essere stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si contano 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Per quanto riguarda gli stupri, il 2,4% delle donne afferma di essere stata violentata dal partner e il 2,9% da altre persone.

Il 93% delle donne che afferma di aver subito violenze dal coniuge ha dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità; la percentuale sale al 96% se l’autore della violenza non è il partner.

Nell’ambito di una precedente indagine ISTAT condotta nel 2004, il 91,6% delle donne che affermava di aver subito violenze dal coniuge aveva dichiarato di non aver denunciato i fatti all’Autorità.”

Avete letto bene? allora c’e’ o non c’e’ qualcosa che non quadra? Certo, la statistica e’ del 2006, ma credo che oggi non sarebbe tanto diversa, tranne che ad aggiungere il numero delle donne che poi sono state uccise o delle straniere violentate che sono tornate al loro paese e non rientrano tra le intervistate.

Io non posso entrare nel merito delle singole situazioni, ogni storia ha la sua storia e non e’ uguale ad un’altra, ma lasciando perdere la mancata denunzia all’Autorita’ che sappiamo bene come serva a ben poco, viste le miserevoli leggi italiane e chi le dovrebbe eseguire, ma queste donne poi reagiscono? cioe’ mandano il marito a quel paese? fanno il fagottino e si vanno a perdere il piu’ lontano possibile?

Ho letto da qualche parte che nella vita “c’e’ chi nasce vittima e chi carnefice” ed entrambi i ruoli sono una scelta. Io sono sempre dalla parte delle donne, ma qualche dubbio, credetemi, mi viene.

Buongiorno

… beh, mai visto una gatta mezza morta?

… aiutatemi, sto qui da Natale!

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… ve piace il mio cappottino di ocelot?

C’e’ sabbia nel cielo

C’e’ sabbia nel cielo

ed un mare che invade

la mia nave affondata

trascinata dalla corrente,

sono una sirena senza casa

che anela due gambe

e sogna

C’e’ un cielo nel mare

con le nubi che rotolano

tra le onde

ed io che cerco conchiglie

per adornare le mie stanze.

Mi rannicchio nella sabbia,

rotonda, a forma di tana

come il ventre di mia madre,

asciutto,

attendo la marea che mi allaghi

per rinascere nuovamente

con le gambe

ed una testa per ragionare.


Giuliana Campisi ©

Il dolore

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Se il dolore ci aiutasse a maturare e crescere, saremmo un mondo di saggi, dato che nessuno e’ esente dalla sofferenza. Il dolore crea cicatrici nella nostra mente, non crea saggezza, ma piccoli gradini che ci servono per salire la scala dell’accettazione della vita.

Buongiorno

… stamattina … latte e cioccolata

… e poi … cinque piani di morbidezza tutti per me

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… io, ci voglio vedere chiaro in questa storia

Giorni che sono una battaglia

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Ci sono giorni che sono una battaglia. Si comincia fin dal mattino quando il cielo brontola e non ne vuol sapere di rischiararsi.

Mi preparo, di corsa al lavoro, tutti i semafori rossi e quando arrivo mille giri per posteggiare. Entro in ufficio, ore 7 del mattino,  gia’ c’e’ gente che aspetta:

– mi scusi, ma sa, io devo andare a lavorare, mi potrebbe far entrare?

Il primo istinto e’ quello di rispondere:

(perche’ io qui che sto a fare, la sciacquetta?)

ma sono una signora ed inghiotto le parole e dico: 

– non e’ possibile, deve attendere le 8,15

– ma non me lo puo’ fare come favore personale?

(Favore personale? ma se neanche ti conosco!)

– no, non posso fare “favori personali”

Poi, appena il tempo di scaricare la posta e inizia il via vai di persone con le richieste o le domande piu’ assurde, con prestazioni che vorrebbero immediate, manco fossimo in macelleria a fornire fettine di vitello a vista.

E poi liti, battibecchi, gente che deve telefonare ma non sa usare il telefono fisso, ormai pochi lo conoscono. I colleghi che si defilano ed i capi che latitano.

Sette ore interminabili, mentre il lavoro si accumula spropositatamente e prima di andare via ho gia’ predisposto le pile di cose da smaltire sperando in un “domani migliore”

Arrivo a casa,  preparo velocemente un pasto, mezz’ora di pausa e poi lavatrice, salsa sul fuoco a cuocere per l’indomani, mentre scendo a fare la spesa e per comprare la sabbietta del gatto, carrello con 10 chili di sacco piu’ la spesa. Torno a casa di corsa, stendo la biancheria, lo scarico si intasa, il gatto mangia l’erba gatta e vomita,  preparo la cena. Nel mezzo di tutto questo, telefonate varie che arrivano e vanno, marito che si autoblocca facebook e watsapp e gira con il tablet in mano seguendomi come un cagnolino sperando che glielo sblocchi. Fermate il mondo, voglio scendere anche io!

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