Il peso sul cuore


Vorrei offrirti una tazza di te e parlarti di come sia sbagliato
pesare sul cuore di un altro.
Tra un sorso e l’altro ti direi che il cuore, per quanto sia forte,
ha un suo limite.
Il cuore si piega, si ferisce, si spezza e poi si autorigenera e riparte, più forte di prima
Aggiungo un po’ di miele al te e mescolando ti dico che c’è una condizione essenziale perché il cuore sia disponibile al martirio: ne deve valere la pena, ne deve valere veramente la pena.
Bevo lentamente un altro sorso, è tiepido e dolce, non dovrei aggiungere altro.
Ne deve valere la pena.
Un cuore palpita se c’è un motore che lo alimenta, altrimenti si ferma. Il cuore corre al galoppo se la meta è certa, se è quella che vorresti.
Ne deve valere la pena, altrimenti la fatica della corsa, la rinunzia a tante e tante cose, le stanchezze nel tragitto, il te che si raffredda, il miele che finisce … a cosa servirebbero?
Il cuore non ha un fine, ma ha bisogno di sostanza per sopravvivere, ha bisogno di essere considerato, aiutato e sorretto, il suo battito deve essere libero e deve risuonare come melodia nel petto.
Il te ormai è freddo, ha lasciato un alone scuro nel bordo della tazza e sul fondo polvere bruna, la sostanza del te, quella che si vede chiaramente e toccandola con le dita sembra sabbia sottile.
La sostanza di un amore, quella che rende il cuore lieve.
In assenza, è solo un peso sul cuore.

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7 risposte a "Il peso sul cuore"

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