Dalla pagina facebook di Riccardo Geminiani

… un punto di vista piuttosto interessante sul quale riflettere

UN DEMONE PER AMICO…

C’è una cosa che colpisce visitando i templi buddhisti; quasi tutti hanno statue di feroci demoni a guardia delle loro porte. Se vogliamo entrare al loro interno, visitare e goderci la bellezza dei sacri spazi che vi sono racchiusi, dobbiamo forzatamente passare in mezzo a questi demoni dall’aspetto tutt’altro che invitante. Così accade anche in noi. Anche i nostri spazi interiori sono vigilati da demoni terrificanti. I demoni sono le nostre paure, le nostre ossessioni, i traumi, le malattie, i condizionamenti. Tutte le nostre zone d’ombra.

I demoni non possono essere ignorati. I demoni vanno osservati. E ancor più, i demoni vanno amati. Solo così essi si trasformeranno e solo così essi ci daranno accesso alle parti più luminose di noi, rendendo pienamente visibile, completa e integra la bellezza del nostro sacro tempio interiore. Lo stesso accade ogni qualvolta si porta luce a una zona d’ombra, e questa improvvisamente disvela nuovi spazi e nuova bellezza.

Ci sono tanti modi per amare i propri demoni. Una volta consapevolizzato che i demoni non sono nemici bensì alleati preziosi (che ci guidano alla conoscenza di noi), ognuno può individuare, o meglio ancora crearsi su misura, la propria personalissima via per instaurarvi un sano rapporto, e trasmutarli.

Ne cito una che mi ha sempre incuriosito e, in parte, affascinato. E’ una pratica spirituale denominata Chod (termine che significa “recidere”), creata nell’XI secolo una maestra buddhista di nome Machig Labdron. Questa pratica si basa sul nutrimento dei propri demoni. Sì, il loro nutrimento. I demoni non vanno combattuti ma sfamati. Un approccio che mira a portare integrazione (dissolvimento di paure, traumi, condizionamenti) e conseguentemente libertà e pace interiore. E’ una forma di meditazione che si riassume in cinque stadi, che partendo dall’individuazione di un nostro demone portano ad instaurarvi un dialogo, a conoscerlo, nutrirlo e infine a trasformarlo in benevole alleato (se volete approfondire la pratica vi consiglio il bel libro di Tsultrim Allione “Nutri i tuoi demoni”).

Ma aldilà dei passaggi tecnici di questa meditazione, che mi interessano relativamente, è il concetto che li ispira e che ispira tantissimi altre pratiche similari, quello veramente importante e che va impresso a fuoco nella nostra consapevolezza. I demoni non sono nemici estranei, che vanno negati o combattuti, ma sono parti di noi, e sono quindi parti che vanno amate e integrate. Ogni volta che accettiamo di osservarli e allunghiamo amorevolmente la mano verso di loro, la loro maschera terrificante improvvisamente cade, e dietro quella maschera scopriamo il nostro volto. Parti nuove del nostro volto. Che ci stavano aspettando. Sorridenti.

Riccardo Geminiani

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Lo dico chiaramente

rielaborazione di immagine

Non mi piacciono le persone rigide, abitudinarie, quelle che ridono poco e non sanno prendersi in giro. Quelle che mettono vincoli e paletti dappertutto, quelli con la monotonia dei sentimenti, amano o odiano senza passione, senza conoscerne tutte le sfumature. Quelle che non cambiano idea, non cambiano canale, non cambiano mai la propria vita. Quelle che mangiano solo spaghetti, quelli che non si allontanano mai da casa. Quelle che si piangono addosso ed annegano nelle proprie lacrime. Quelle che non sanno fantasticare, quelle che non sanno godere delle bellezze della natura. Quelle che credono che la terra giri attorno a loro e non hanno rispetto per nessuno. Quelle che credono che le strade debbano essere sempre dritte e non cambiano mai direzione. Quelle che non hanno capito che la vita e’ fatta di attimi da prendere al volo, che le nuvole non stanno mai ferme e piovono sulla testa di tutti, che le strade tortuose portano nei luoghi piu’ suggestivi e che chi cambia idea non e’ un indeciso ma una persona disposta ad altre soluzioni, che sa cambiare la propria pelle per adattarsi ad un clima diverso.

Riflessi

immagine dal web

Riflessi d’acqua

lenzuola sfatte

e l’amore sparso ovunque

ne raccoglievo a piene mani

petali di rose sotto i piedi

ed profumo di mare

sul tuo viso

ruvido di barba

morbido di baci.


Giuliana Campisi ©

Cactus

… sono riuscita a fotografare le varie fasi di fioritura del mio cactus gigante … unico grande fiore

… che emozione! non mi vergogno di dire che anche queste piccole cose mi emozionano

La leggenda buddista sui gatti

In Thailandia e’ attualmente conservato “Il libro delle poesie dei gatti” o Tamra Maew,  nella biblioteca nazionale di Bangkok come un autentico tesoro. Negli antichi papiri che componevano questo libro poteva leggersi una meravigliosa storia che raccontava che, quando una persona raggiungeva i massimi livelli di spiritualità e poi moriva, la sua anima si univa placidamente al corpo di un gatto.

La vita poteva essere molto breve, corrispondente alla longevità felina, ma quando giungeva al termine, l’anima ascendeva ad una dimensione illuminata.

A sua volta, il popolo thailandese dell’epoca, conoscendo questa credenza, adottava una curiosa pratica…

Quando una famiglia moriva, veniva sotterrata in una cripta insieme ad un gatto vivo. La cripta possedeva una piccola fessura dalla quale l’animale poteva uscire e, quando lo faceva, si era sicuri che l’anima dei propri cari si fosse reincarnata nel corpo del gatto. In questo modo, raggiungevano la libertà e il sentiero di calma e spiritualità capace di preparare l’anima al successivo cammino verso l’ascensione.

Sembra quindi che i gatti siano piccoli monaci meditativi, capaci di portare l’armonia in casa. Secondo l’ordine buddista del Fo Guang Shan sono come persone che hanno già raggiunto l’illuminazione.