Le mie pagliuzze

“I bambini abusati non vogliono parlare della loro esperienza. I tentativi volti a far descrivere il loro vissuto si infrangono quasi sempre contro un silenzio ostile.

Alla base di questo comportamento non c’è solo la vergogna, la diffidenza verso un estraneo e la paura di vendette familiari, ma qualcosa di più profondo e radicale. Sembra, infatti, che i minori vittime di violenza sessuale tentino disperatamente di rimuovere ciò che hanno vissuto e le angosce connesse, in modo tanto più rigido quanto più grave è stato il trauma negli affetti. Mettono in azione, cioè, dei meccanismi di difesa contro l’angoscia del ricordare che sono, per la loro rigidità, responsabili della strutturazione patologica tardiva della loro personalità. Non è in realtà l’episodio di violenza subita in se stesso che provoca direttamente danni allo sviluppo psichico, ma l’attivazione di questi meccanismi di difesa e la necessità di mantenerli costantemente efficienti. La negazione, la rimozione, l’identificazione con l’aggressore e la scissione della componente affettiva non devono permettere il riaffiorare di un segreto angoscioso.

Nella loro mente preferiscono convincersi che ciò che è accaduto loro è giusto e, senza alcun dubbio, è accaduto per colpa loro. Questa colpa primaria devastante comporta nei loro ragionamenti un’equazione semplice e lineare che si può ridurre a: “i bambini buoni vengono amati; io non sono stato amato, io non sono buono” ,Attraverso questi meccanismi il bambino temporaneamente ottiene una serie di vantaggi secondari: controlla l’angoscia vissuta nell’esperienza traumatica, controlla il senso di colpa primario, evita la depressione derivante dalla perdita di amore”

Questo è uno stralcio dal capitolo III° del Centro di Documentazione “L’altro diritto”, sito web che svolge attività di riflessione teorica e di ricerca sociologica sui temi dell’emarginazione sociale, della devianza, delle istituzioni penali e del carcere.

Ma sentire la voce di chi ha vissuto in prima persona l’inferno in terra è sicuramente il modo migliore per capire.

Le mie pagliuzze” il secondo libro di Dora Buonfino edito da ‘Le Parche Edizioni’, parla con estremo coraggio dell’abuso sessuale infantile, dando voce al silenzio della protagonista del romanzo in cui prende sempre più forma la ferita di un’infanzia violata vissuta dalla protagonista che racconta di come ci si possa riscoprire fragili, vulnerabili, soli, quando si è stati costretti a costruire la propria identità inseguiti da un orco, di come la violenza, soprattutto se perpetrata da chi invece dovrebbe dispensare amore a piene mani, possa causare un dolore ingombrante.

Per capire, leggetelo.

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8 thoughts on “Le mie pagliuzze

  1. A volte poi la sessualità viene identificata con il sentimento, per cui ogni attenzione in quel senso viene accettata come unico atto d’amore. E nel momento in cui si potrà fare un confronto con “altre storie d’amore” ci si riterrà degni solo di quel tipo di rapporto, pensando che l’amore vero, quello rispettoso, quello premuroso non sia destinato a loro… Questo crea nella vita un vuoto incolmabile

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  2. L’ha ribloggato su Almeno Tue ha commentato:
    E’ il primo articolo non mio che pubblico, ma come avrete capito questo blog è nato per parlare di abuso su minori. E’ un mio dovere, un nostro dovere, siamo adulti e responsabili, per questo dobbiamo agire, in ogni modo.
    Grazie Giuliana!

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  3. E’ un libro di cui ho già sentito parlare, l’argomento è veramente crudele ed è una di quelle cose che vorresti convincerti che in questo mondo non esiste.
    Ma fingere, non cambierà le cose.
    Un consiglio di lettura davvero meritevole e complimenti anche al coraggio di chi ha scelto di abbattere i muri dell’omertà.

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