Il Mistero dei Beati Paoli


A Palermo c’è una storia misteriosa che dura da cinque secoli, il segreto di una setta che bazzicava vicoli e sotterranei del centro storico, i Beati Paoli

Inquadrata in un contesto settecentesco nel cuore segreto di Palermo in uno dei quartieri più popolari, “il Capo” , questa Setta operò tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, nata dal potere e dai soprusi dei nobili, agiva nell’ombra e nella massima segretezza per proteggere i deboli e gli oppressi.

Di questa setta l’origine è oscura non esistendo fonti certe o documenti che possano attestare la loro reale  esistenza, la storia fu tramandata oralmente e si ha qualche altra notizia dagli  Opuscoli Palermitani, vol. XVI, scritto da Francesco Maria Emanuele Gaetani Marchese di Villabianca in cui viene indicata la nascita dei Beati Paoli come reazione alle violenze della dominazione normanna. Poi Luigi Natoli scrisse  “I Beati Paoli” che fu uno dei piu’ ricercati romanzi d’appendice del primo novecento in cui ne descrisse i luoghi segreti e il suo famigerato tribunale, dando concretezza ad una storia dai contorni incerti e confusi, grazie anche alle diverse descrizioni di angoli della citta’ in cui si svolgevano gli avvenimenti  ed all’inserimento di personaggi operanti nella vita quotidiana palermitana di quel periodo settecentesco.   

I Beati Paoli, incappucciati e vestiti di un saio nero uguale a quello dei frati minimi di San Francesco di Paola, probabilmente per la vicinanza del convento al quartiere in cui la Setta agiva, punivano i potenti responsabili dei soprusi riuscendo sempre a sfuggire  alla legge. Considerando che palazzi e chiese erano (e lo sono tutt’oggi) collegati da una fitta ragnatela di cunicoli gli appartenenti alla setta potevano agire indisturbati. Gli adepti venivano prelevati di notte e condotti nel covo segreto della setta per essere affiliati con il rituale clandestino, la stessa procedura di prelevamento seguivano gli imputati che venivano portati davanti al loro tribunale, interrogati e a volte condannati a morte. 

Processavano chi abusava del proprio potere e della particolare posizione sociale, per commettere soprusi ai danni dei più deboli ed indifesi. Chiunque avesse subito un’ingiustizia poteva contare su l’intervento di questa società segreta, che emetteva verdetti inappellabili e spietati, per chi veniva condannato a morte la sentenza veniva eseguita a colpi di pugnale.

La sede del Tribunale nonché camera di esecuzione era una specie di grotta scavata nel tufo di forma circolare a cupola, in mezzo al locale vi era posizionata una tavola di pietra dietro la quale sedeva l’uomo, rigorosamente incappucciato di nero, che aveva dato l’ordine di prelevare il colpevole.

Oggi, dopo un accurato restauro della zona, la grotta con tutti gli annessi ha riaperto una nuova ipotesi su quella che di tanto mistero avvolse la fatidica setta. Essa  fa parte di un complesso di cavità di quello che era il letto naturale del fiume Papireto, ricavata nella sua sponda di sinistra in un grosso blocco di calcarenite.

Nei secoli venne utilizzata  come luogo di riunione segrete, come immondezzaio privato o come rifugio durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale. Ma la vera funzione per cui fu utilizzata sin dal XVIII secolo per le sue caratteristiche si richiama a quelle che erano le “camere dello scirocco*”. In realtà questi cunicoli si diramano creando il più vasto dei complessi cimiteriali ipogei conosciuti a Palermo, le Catacombe paleocristiane dell’IV-V secolo d.c., e si dipartono oltre le antiche mura di Porta d’Ossuna, nella depressione naturale del Papireto e si distribuiscono all’interno del quartiere il “Capo” creando agli adepti della setta Beati Paoli il loro mito di imprendibilità e l’alone di mistero che li circondava.

Realtà o leggenda? Chi può dirlo, ai palermitani piace credere che i Beati Paoli siano realmente esistiti, in fondo fa parte del folklore locale.

Immagini dal web

*Le “camere dello scirocco” erano particolari ambienti, propri della tradizione costruttiva mediorientale, collocati in un piano interrato o seminterrato, talvolta anche in grotte naturali. Questi ambienti erano caratterizzati dall’avere alcune o tutte le pareti a diretto contatto con il terreno. Il nome stesso indica un loro utilizzo principale nelle giornate caldo umide, in cui spira lo scirocco, molto frequente in Sicilia.

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