Manca il finale

Jeanne con maglione giallo – A. Modigliani

Sedevo su una sedia rigida, in una stanza senza soffitto, con le spalle rigide, la testa rigida e i pensieri rigidi. Vedevo il cielo farsi scuro, le nubi si addensavano nere e si accavallavano, si urtavano velocemente. Poi un rumore secco, lacerante, come lo schiocco di  una frusta, rimbombo’ tra le pareti della stanza e, con un guizzo improvviso, un lampo squarcio’ le nubi e mi colpi’ la testa. I pensieri scoppiarono in innumerevoli piccoli pezzi crepitanti dall’odore acre e pungente come resina bruciata. Incominciarono a svolazzare in aria, mossi da una corrente misteriosa, come piccoli fuochi fatui. Poi incominciarono a salire verso l’alto attraendosi l’un l’altro come fossero calamite fino ad assumere nell’aria una forma compatta. Immobile li osservavo senza emozione alcuna, la testa ormai svuotata galleggiava leggera sul mio collo. Mi limitavo a seguire quella forma che incominciava, tra mille contorcimenti, ad assumere un suo senso, prima come onda di mare, poi allungandosi, divenne una scritta sospesa nel cielo. Cercavo di leggerla e di capirne il senso ma il fulmine che mi aveva colpita, bruciandomi anche i capelli che sfrigolavano ancora con odor di corno, aveva reso la mia testa in disaccordo col cervello e le parole restavano confuse ai miei occhi, per quanto mi sforzassi ed allungassi il collo fino a sembrare, seduta su quella sedia rigida, un quadro di Modigliani…

Poi all’improvviso la scritta apparve nitida.

 

Tutto era chiaro ed io vi lessi :

”La rigidità dei tuoi pensieri si è trasformata in elasticità mentale. Approfittane.”


finale ideato da Tachimio (Isabella Scotti)

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17 thoughts on “Manca il finale

  1. Penso che i pensieri della donna dalla maglia gialla cercassero di diventare qualcosa di più organico. A seguito di un evento esterno, un’emozione violenta o un accadimento improvviso, simboleggiati dal fulmine, azzardo che questi pensieri siano riusciti a trovare spazio maggiore ( l’uscita dalla testa squarciata), riuscendo ad imporsi all’attenzione della donna stessa donna che li portava in sé a livello embrionale. Proprio l’avvenuta esternalizzazione, una sicura ma sofferta presa di coscienza, ha consentito una sorta di clustering guidato, che alla fine, ne consentirà l’organizzazione, fino a far scaturire una magnifica idea o una risposta a un interrogativo importante, forse la chiave per la realizzazione di un progetto… Il collo si allunga per consentire alla donna di arrivare più lontano con lo sguardo, forse questa utile deformazione le resterà per sempre, rendendola migliore.

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      1. Non avrei mai immaginato di finire tra le tue righe, è per me un onore tu abbia pubblicato quello che voleva essere da parte mia un misero azzardo. Grazie di cuore cara Giovanna. Ho trovato il tuo racconto molto originale, fluido e scritto molto bene. Ecco il perché del mio finale. Brava. Un abbraccio. Isabella

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