Cinquant’anni fa

Sono una donna oggi forse…o ancora una bambina con i capelli bianchi e le rughe sul viso …

quando avevo 12 anni ho subito un tentativo di violenza da parte di tre ragazzi poco piu’ grandi di me. Ho lottato con tutta la forza e la violenza di cui il mio corpo e la mia paura erano capaci. Ho vinto, loro sono fuggiti, uno di essi col viso sanguinante per i miei graffi.

Ho vinto, apparentemente. Per molto tempo la mia mente di bambina, pur se in un corpo gia’ maturo, da donna, annaspava in pensieri confusi, preoccupazioni inutili, interrogativi che non trovavano risposte perche’ nessuno sapeva di quanto era accaduto. Mi vergognavo di fronte mio padre, mia madre mi raggelava. Cosi’ io non ne parlai mai.

Crescendo i miei rapporti con l’altro sesso non furono mai facili. I ragazzi mi attiravano,  come era normale che accadesse, ma contemporaneamente mi spaventavano e qualunque tipo di avances, anche la piu’ innocente, mi irrigidiva e mi spaventava. Tanti anni sono passati prima che tornassi normale, eppure il tentativo di violenza non era stato portato a termine ed io, in fondo, non avevo neppure ben capito cose stesse avvenendo anche se ancor oggi a distanza di 50 anni ho ancora la scena d’avanti ai miei occhi. 

Ho ripescato oggi, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, questo ricordo, apparentemente dimenticato e quasi banale di fronte le violenze inaudite subite da milioni di donne nel mondo,  per schierarmi accanto a loro, almeno a quelle che sono riuscite a sopravvivere, e dire “non arrendetevi mai! lottate sempre ed a qualsiasi costo, parlate, denunziate fin dal primo momento, non tenetevi dentro niente, neppure per un istante perche’ e’ proprio quell’istante di silenzio che ingrassa il coraggio ed arma la mano di chi usa violenza”

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25 thoughts on “Cinquant’anni fa

  1. Giusto, bisogna deninciare e andarsene….sin dalla prima volta, perché ce ne saranno altre e sarà troppo tardi, e chiudetelo questo benedetto rapporto, non cedete mai all’ultimo incontro chiarificatore…perché sarà davvero l’ultimo!

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  2. Ogni volta che sento di queste tristi storie, mi pongo da “maschietto” questa domanda: “perché vergognarsi di denunciare?” Non lo so, e una risposta sarebbe utile soprattutto per voi femminucce.
    Mi spiace tantissimo per quanto ti è accaduto. E’ orribile.

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    1. credo che ogni caso abbia la sua motivazione, cinquant’anni fa a 12 anni si era proprio bambini e comunque i miei genitori erano molto rigidi e credo molto poco attenti. Io non avevo alcuna confidenza ne’ con mio padre ne’ con mia madre e non conoscevo assolutamente nulla del sesso, in piu’ ero particolarmente introversa forse proprio a causa del modo di essere dei miei genitori.

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    2. Quante volte le donne in certe circostanze da vittime sono diventate colpevoli di essere state provocanti? Io credo che la vergogna nasca da un profondo senso di insicurezza e da una scarsa autostima. E poi la paura, la paura di ritorsioni da parte dei carnefici che troppo, troppo spesso non vengono condannati o vengono condannati a pene ridicole. Chissà….forse in un mondo con una mentalità meno maschilista o in un mondo in cui gli artefici di questi vilipendi vengano condannati e le donne veramente protette le donne stesse avrebbero meno vergogna e più forza di denunciare. Poi non so.

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      1. Probabilmente la violenza e’ insita in queste persone e poi forse una educazione familiare inappropriata hanno contribuito a fare di questi uomini quello che sono. Le donne non sono mai state garantite e spesso nemmeno credute o sono stati minimizzati i loro problemi finche’ poi e’ troppo tardi per rimediare

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    3. Io ho qualche anno in più di Giuliana e capisco benissimo il contesto raccontato da Giuliana. All’epoca non c’era fra genitori e figli tutta la confidenza che c’è ora. All’epoca, una ragazza che veniva violentata era considerata una poco di buono, era sempre colpa della ragazza che di sicuro, diceva la gente, aveva provocato il comportamento dei maschi. Se la ragazza denunciava il fatto e si andava per legge, il processo era, di fatto, costruito intorno al comportamento della ragazza e non dobbiamo dimenticare che il reato della violenza sulla donna era un reato non contro la persona, inserito solo nel 1996, ma era un reato contro il “costume” e la pena per lo stupro decadeva con il matrimonio. Nel dopoguerra il padre di famiglia aveva il potere legale di punire con la violenza, le botte, tutti i suoi famigliari. Solo l’adulterio della donna era punito, quello del maschio era tollerato, anzi.
      In questo contesto, tenendo conto che a dodici anni Giuliana comunque aveva la percezione del mondo che la circondava, credo che sia il mondo del sud, ma anche da noi al nord non era molto meglio, era comunque cosciente che il raccontare il fatto si sarebbe ritorto contro di lei, tenendo inoltre conto che lei si sentiva comunque in colpa per quanto accaduto, perché era ancora troppo bambina e troppo poco istruita sull’argomento per poter dare la colpa agli altri e credere che anche gli altri l’avrebbero sostenuta.
      Avevo vent’anni, quando una mia coetanea si dovette difendere da un amico di suo padre che frequentava la loro casa fin da quando lei era piccola e quando lo raccontò ai suoi genitori, questi accusarono lei, perché sicuramente, secondo loro, lo aveva provocato e poiché io intervenni in difesa della mia amica (eravamo nel 68) passai per una poco di buono pure io.

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  3. quando si è ancora in piena età d’innocenza non si è sufficientemente scafate e determinate a denunciare anche semplici tentativi non riusciti.In realtà forse ciò capitava anni addietro quando dalla famiglia stessa eravamo tenute lontano dal mondo losco degli adulti.Ora i tempi son cambiati rispetto a trent’anni fa,quando le ragazzine si vergognavano anche di confidarsi con l’amica del cuore,ma esistono purtroppo delle realtà che ancora oggi non permettono alle giovani donne di uscire da soprusi e schiavitù maschiliste..

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  4. La mia infanzia e la mia adolescenza sono avvenute all’interno delle mura protette di un orfanotrofio, dove ho potuto avere una buona educazione, ho potuto studiare e ho anche imparato molte cose utili. Quel mondo era completamente separato dal mondo maschile, quindi ho avuto la fortuna di potermi confrontare con il mondo maschile quando ero abbastanza grande da capire bene quello che succedeva. Mi sono spesso chiesta come avrei reagito se mi fossi trovata di fronte a un atto di violenza e che cosa sarebbe cambiato in me se avessi dovuto subirla.
    Credo che tu sia stata molto forte, credo però che sia difficile lavarsi di dosso alcune esperienze, anche se non finite male: si perde la fiducia negli altri e in se stessi e credo che anche il più tenero e puro dei sentimenti si rischi di sentirlo sporco e costrittivo.
    Un forte abbraccio.

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