L’emozione

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immagine reperita nel web

L’emozione va oltre, buca il cuore, salta il muro dell’indifferenza, attraversa l’oceano della malinconia, valica i monti delle difese.
Non conosce ostacoli, viola ogni limite o confine.
Non ha regole, non premedita e non improvvisa, arriva e basta, spesso inaspettata, senza sapere ne come ne perche’.
Come un vulcano, nell’anima ti esplode spogliandoti delle vesti, scorticando la pelle e poi scende fin nel profondo degli abissi piu’ bui della tua mente e ti prende, ti stordisce, ti confonde, ti fa lacrimare il cuore.
Cresce dentro te come un fiume in piena che tutto travolge e poi s’acquieta nel suo letto di sassi.
Ma sempre sara’ stato magnifico.

Giuliana Campisi

Non bisogna per forza piacere a tutti

“Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andare d’accordo con tutti. Le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili. Le rarità ai rari.”
F. Nietzsche

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Sacrosanta verita’ e senza dover aggiungere una parola di piu’.
Questa smania quasi compulsiva di volere a tutti i costi essere amici, amici degli amici, essere voluti bene, essere apprezzati, o dall’altra parte essere costretti a sorridere sempre, a dare conto e soddisfazione a persone di cui non ti importa un fico secco.
Tutto per perbenismo, per amor di pace, per interesse, per pura e semplice finta popolarita’.
Ma se abbiamo difficolta’ enormi, e certe volte non basta tutta la vita, a trovare un compagno/compagna con cui andare d’accordo, figuriamoci andare d’accordo con mille persone con le quali non abbiamo neppure la scusante di essere tolleranti per una convivenza civile nella stessa abitazione.
Cosa mi importa di stare sola se sto bene con me stessa ed ho i miei affetti familiari?
Un amico/amica e’ una rarita’, piu’ facile trovare marito o moglie.
Avere un amico vero e’ come avere un grosso conto nella banca dei sentimenti dalla quale potere  attingere sempre.
Tutti gli altri sono semplici conoscenti e se non ci vai d’accordo, spostali e fai passare avanti quelli che stanno dietro.

DIARIO DI UNA GATTA (Maya) – Oggi 30 aprile 2016

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me medesima in un momento di sconforto

Cari umani, sono molto molto moltissimo moltissimissimo preoccupata.

Credo che sto per morire, lo so, e’ una notizia tragica e capisco di darvi un colpo al cuore, ma io sono disperata e non so neanche se esiste un paradiso dei gatti. Io lo immagino pieno di scatole e cassetti in cui infilarmi, ciotole colme di bocconcini di pollo o prosciutto e pesce fresco a volonta’.

Ovviamente, non ve ne abbiate a male, niente umani spelati ma solo gattoni miciosi ed aitanti su morbidi enormi cuscini di seta.

Ah il paradiso! ma non ora.

Tornando a bomba, sono veramente preoccupata!

Mi ero accorta che da un po di tempo Tesoro mi spazzolava piu’ spesso del solito, ma a me piace e quindi non me ne lamentavo.

Pero’ ultimamente vedevo la sua brutta faccia con quel grosso naso piuttosto perplessa e poi la vedevo confabulare con Ciccio mio (ma com’e’ che voi umani avete un naso cosi’ enorme e non siete capaci di annusare e di distinguere una cacchina dalla cioccolata?)

Allora ieri ho deciso di spiarli per sentire cosa dicevano.

Orrore e disperazione!

Tesoro (con voce sommessa):

– sai, credo che Maya abbia la FORFORA, non so se anche i gatti ne soffrano ma sembra proprio FORFORA

Cicciomio (con voce preoccupata):

– FORFORA, ma sei sicura? dobbiamo essere certi ed eventualmente provvedere al piu’ presto, sempre che sia vero e che ci sia un rimedio.

Avete capito quale terribile verita’ cercano di nascondermi? io non conosco questa terribile malattia, ma ha un suono orrendo “FORFORA” e forse non c’e’ nemmeno un rimedio! Dovro’ morire? forse tra atroci tormenti?

Qualcuno puo’ aiutarmi? Conoscete un vaccino, un rimedio, un miracolo?

Vi prego, non voglio morire!

Essere felici? Essere crudeli? non dipende da noi

Mettetevi seduti tranquilli e non vi affannate piu’ di tanto. Sembra che essere felici o infelici, malvagi o no dipenda soltanto da qualche gene sparso qua e la’ nel nostro DNA.
Sembrerebbe a sentire gli scienziati che in fondo non abbiamo merito o demerito per tutto cio’ che siamo.
E’ TUTTO NEL DNA

Allora vi propongo, a sostegno di questa controversa e discutibile teoria, questi due articoli presi, tra tanti dello stesso genere, dal web.
Il primo dal Sole24 ore il secondo da Virgilio Notizie

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Individuati i geni della felicità: sono tre e determinano il modo in cui ciascun individuo vive le esperienze positive. A scoprirli è stato un team di ricercatori internazionali coordinato da Meike Bartels della Vrije Universiteit di Amsterdam (Paesi Bassi) e da David Cesarini dell’Università di New York (Usa).

Il «gene della felicità» 
si chiama MaoA, ma funziona 
solo per le donne

Peccato per gli uomini.  Si chiama MaoA, acronimo di monoamino ossidasi A, l’interruttore genetico che in una forma a bassa attività, spiegano i ricercatori della University of South Florida e dei National Institutes of Health, è associato con la capacità di provare più felicità nelle donne. I ricercatori lo hanno rilevato sottoponendo le volontarie questionari scientifici. Per gli uomini, invece, lo stesso meccanismo sembra non valere
MaoA controlla un enzima che regola neurotrasmettitori chiave nell’attività cerebrale e nelle emozioni, come serotonina e dopamina, molecole-bersaglio dei farmaci antidepressivi. Più è attivo il gene, più veloce è la degradazione di queste sostanze. Gli scienziati guidati da Henian Chen hanno scoperto che una bassa espressione di MaoA corrisponde a un livello elevato di monoamine, e quindi una maggiore circolazione di neurotrasmettitori che favoriscono il buonumore. Ma solo nelle donne. Il “gene guerriero”, come viene anche chiamato, potrebbe spiegare perché le donne hanno una maggiore facilità a sperimentare ansia e depressione, ma anche la felicità rispetto agli uomini, che invece sono più immuni da sbalzi di umore. “Questa nuova scoperta potrebbe aiutarci a spiegare la differenza di genere e a fornire un quadro più chiaro del legame tra geni  e felicità”, dichiara Chen

 

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CRUDELI PER COLPA DI UN GENE

Secondo uno studio della Hebrew University, un difetto genetico predisporrebbe gli individui a comportamenti dittatoriali

Crudeltà, sete di potere, avidità e… Dna. Tra le caratteristiche comuni ai grandi dittatori della Storiapotrebbe essercene una più nascosta, ma determinante nell’attuazione di comportamenti tirannici.

I ricercatori dell’Università di Gerusalemme, hanno infatti scoperto che i signori del terrore potrebbero aver avuto in comune un gene più corto della media. Si tratterebbe di un segmento del Dna chiamato Avpr1, un gene attivo nella produzione dei recettori dellavasopressina, ormone coinvolto nell’altruismo e nei comportamenti prosociali.

La ricerca, pubblicata dalla rivista Genes, Brain and Behavior è stata condotta facendo giocare 200 soggetti al ‘Piccolo dittatore’, un gioco basato sull’acquisto di risorse di un ipotetico Stato: a una metà dei concorrenti fu data una somma di denaro da gestire a proprio piacimento, mentre l’altra metà poteva giocare solo con i soldi eventualmente concessi dai primi.
Al termine del gioco, il 18 per cento dei giocatori del primo gruppo si era tenuto tutti i soldi, costringendo alla resa i giocatori “poveri”; il 6 per aveva regalato integralmente la propria dote; mentre un terzo li aveva divisi equamente con i giocatori svantaggiati.
Effettuando il test del Dna sui soggetti coinvolti, gli scienziati scoprono che alle persone che hanno messo in atto i comportamenti più egoisti e “crudeli” corrisponde una versione più corta del gene Avpr1.

L’ipotesi è che il gene “difettoso” distribuisca la vasopressina  in modo tale da generare una risposta meno gratificante a una buona azione, come per esempio condividere le proprie ricchezze con qualcuno che ne è sprovvisto.

Una scoperta interessante anche se parziale: alla teoria di una predisposizione genetica alla cattiveria dovrebbero aggiungersi gli effetti del vissuto personale e dei condizionamenti sociali, sicuramente altrettanto determinanti nella formazione del carattere.

Riflessione

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Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente, si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse dei forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.

– Hermann Hesse –

Siamo padroni di fare quello che vogliamo?

Siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di qualcosa di diverso, ma non sempre quello che troviamo e’ migliore di quello che abbiamo lasciato, ci attrae solo perche’ diverso.
La ricerca, il cambiamento stimolano la nostra mente e sfamano la nostra smania di sapere che fa parte della natura umana: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” , l’Ulisse dantesco gia’ ne era pienamente consapevole.
Ma … fino a che punto e’ lecito spingersi nella ricerca e nella conseguente manipolazione di cio’ che la natura ci ha gratuitamente donato?

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