vorrei fermare il tempo

La mia solitudine non dipende dalla presenza o assenza di persone; al contrario, io odio chi ruba la mia solitudine, senza, in cambio, offrirmi una vera compagnia. (Friedrich Nietzsche)

Annunci

NEL MIO PAESE (Sambuca di Sicilia)

E’ grigio il mattino, la pioggia

ricopre di velo leggero la strada sambuca_vicolo saraceno (2)

e le tegole scure dei tetti sbilenchi

dove i merli fischiano ancora.

Mi parla d’antico quest’aria pungente,

di fumo, di legna e di foglie bagnate.

Già odora d’inverno e di funghi.

Di sera, giù nella strada sotto i lampioni,

racconti, storie, risate e sbuffi di fiato nell’aria.

Guardo dalla finestra, col naso schiacciato

sui vetri appannati e le stelle negli occhi,

e rivedo i ciotoli lisci, consunti dal tempo,

e al rumore di zoccoli stanchi,sul dorso del mulo,

con la schiena incurvata, il massaro che torna dai campi.

Accartoccio i pensieri come pezzi di carta.

E’ bello guardare i ricordi bambini.

E’ l’ora di cena, rumore di mestolo

nella pignatta, la zuppa fumante

profuma nel piatto, l’aroma si addensa nell’aria,

il cane annoiato, leccandosi i baffi, scodinzola piano.

Giuliana Campisi

(fotografia reperita dal web – Vicoli Saraceni Sambuca di Sicilia – AG)

Religione, religiosità?

cropped-facebook_1416151034716.jpg

Credo in un unico Dio. Non so come si chiama, forse Dio o Allah o Bhudda o altro.  Non so nemmeno se abbia un nome o voglia averlo , se abbia una razza o un colore, mi sembrano cose ridicole e infantili.

Un Dio è un Dio, è al di sopra di ogni cosa, non dovrà necessariamente avere un corpo o una forma. Questi sono pensieri prettamente umani. Abbiamo tutti bisogno di raffigurare a nostra immagine e somiglianza qualsiasi cosa non ci è dato di vedere. Non penso che a Dio possa importare di queste banalità, ha ben altro a cui pensare, una intera umanità da seguire, controllare. Mi pare che abbia già notevoli problemi, per come siamo messi ,se Dio fosse umano sarebbe già da un bravo psicanalista o avrebbe preso la strada del Tibet per non tornare mai più.

Ma io credo in Dio, personalmente lo chiamo il Nostro Antico Padre, ed a lui mi rivolgo, quanto ne sento il bisogno, come se fosse mio padre. E lui mi ascolta, sempre. E mi consola, sempre.

Perchè credo in un Dio? Non so, lo sento dentro da sempre e da sempre ho percepito che quello che fa  ha sempre un motivo, una logica che al momento non ci è dato di sapere ma che alla fine dimostra il suo perchè, e di questo, se siamo attenti, ne abbiamo contezza nel tempo. E’ un pò come un mosaico non ancora posato,  vediamo tante piccole tessere colorate che sembra che non abbiano senso e poi…ne esce un disegno stupendo.

Non vi è mai capitato di andare indietro nel tempo in cui è accaduto un evento doloroso o importante della vostra vita e rendervi conto, ripercorrendone oggi tutti i momenti, che non poteva andare altrimenti, che era giusto anche se doloroso che accadesse in quel momento e che, se fosse accaduto in un altro momento, tante altre cose positive non sarebbero potute accadere? Ecco!

Rispetto quelli che non credono, è mia abitudine rispettare tutte le idee, anche quelle che non condivido, ma mi addolora  pensare che a queste persone mancherà sempre quella parte spirituale e magica che rende la vita più lieve anche nelle avversità.

Certo la religione è stata da sempre l’arma più potente che l’uomo abbia avuto per manipolare altri uomini, mescolando divieti, peccati, espiazioni, false promesse a profezie, premi e condanne, distorgendo ogni logica ed ogni buon senso. Riducendo la cosa più bella che possediamo a qualcosa di pesante, costrittivo e punitivo, dove tutto è peccato e andrai all’inferno, oppure peccare nella maniera più ignobile ti fa sedere alla destra di Dio nel paradiso più incredibile.

Ma l’uomo è una fragile creatura ed ha un bisogno inconscio continuo di sentirsi guidato e bacchettato per potere andare avanti e questo lo ha reso schiavo di religioni le cui dottrine sono state costruite unicamente dall’uomo  per asservirlo e che di divino non hanno assolutamente nulla.

La vera religiosità non ha libri, nè scritti, nè parole, è un convincimento interiore, una gioia dentro, una sorte di nube luminosa che vive dentro noi, una piccola scintilla divina che vibra all’unisono con l’universo e che bisogna far crescere e curare di pari passo al nostro corpo ed alla nostra istruzione morale, quella che ad un certo punto della nostra vita ci  dà la consapevolezza di cosa siamo veramente e perchè stiamo percorrendo questo cammino sulla terra.

Giuliana Campisi

ABBIAMO POLSI LEGATI

1435004183892

Abbiamo polsi incatenati, fuori non c’è nulla,

siamo schiavi di un orologio che scandisce

giorni e mai si ferma, di antichi pregiudizi

incasellati nella testa come celle di alveare,

come pezzi di caleidoscopio  che qualcuno

compone e scompone a piacimento.

Camminiamo su un binario che, come pendolari,

ogni giorno percorriamo con occhi chiusi e

mani avanti per arrivare sempre alla stessa stazione.

Qualche volta seguiamo gli uccelli in volo

ammirandoli, un guizzo di ribellione – o rassegnazione?-

ci percorre la pelle, crediamo di essere liberi  come loro

e siamo convinti di non potere volare perchè  manchiamo di ali.

Se soltanto, anche per un solo istante, si potesse cancellare

tutto ciò che siamo diventati e vedere con occhi puliti

ciò che c’è dentro di noi, scopriremmo che le ali ci sono,

pronte a spiccare il volo da sempre, ma non sono attaccate

alle spalle ma dentro di noi e le chiavi per aprire la porta

alla vita reale l’abbiamo avuta sempre nelle nostre tasche.

Giuliana Campisi

SARA E IL GATTO

PicsArt_09-20-05.11.44
immagine reperita nel web e rielaborata 25 novembre – Giornata contro la violenza sulle donne

DEDICATA A CHI NON E’ SOPRAVVISSUTA  “ALL’AMORE”

Sara camminava nella strada bagnata, lucida e sdrucciolevole per la pioggia.
Aveva freddo nel cuore e le gambe pesanti come se trasportasse sassi.
Si trascinava stancamente e nelle orecchie un continuo leitmotiv di parole confuse, frasi sconnesse, bugie, inganni, parole gridate, sussurrate. La pioggia cadeva lenta, continua inzuppandole i vestiti, i capelli, l’anima, si mescolava con le lacrime, con i pensieri.
Non si era accorta neppure che si era fatto buio, i negozi avevano abbassato le saracinesche e spento le luci delle vetrine. Tutto era diventato ancora più triste e deprimente. Ma non voleva rincasare.
Perché poi? Nessuno, nella sua casa l’aspettava più da tanto tempo ormai.
Anche il suo gatto, sua unica compagnia, si era intristito e quando rientrava le andava incontro a strusciarsi nelle sue gambe aspettando una carezza che non sarebbe arrivata e mestamente se ne andava in strada a girovagare tra i bidoni della spazzatura diventati ormai, in mancanza di amore, il suo regno incontrastato.
Non aveva più nulla da dare a nessuno, neppure una carezza al suo gatto che amava tanto.
D’altra parte lei stessa si sentiva già da tempo un gatto, un gatto randagio però, non uno di quelli che vivono nelle case coccolati e nutriti ma un gatto di strada pulcioso e sporco ,di quelli che nessuno mai si sognerebbe di guardare e tantomeno di accarezzare.
Ecco come si sentiva, un gatto randagio.
Eppure non era passato poi molto tempo da quando, guardandosi allo specchio, vedeva una donna ancora fresca, piacente e piacevole nonostante non fosse più molto giovane.
Il suo corpo si era mantenuto snello e la pelle del viso ancora morbida e luminosa.
Cosa era accaduto?
Una vita piena di errori, di rimpianti, di amori sbagliati.
L’ultimo, lacerante, l’aveva svilita, svuotata, le aveva risucchiato l’anima.
La violenza e le botte e poi i “ti amo”, “ti prego non lasciarmi”, “non lo farò mai più”, “sono soltanto geloso” e poi ancora schiaffi e pugni.
Lei resisteva alle botte, all’amore che più non era amore, ma non riusciva a farne a meno.
Lui riusciva a tenerla in pugno, un giorno le portava una rosa ed un giorno la portava in ospedale.
Eppure lo amava.
Alla fine dell’amore era rimasto solo il ricordo, un occhio nero, venti punti nel braccio ed una firma sulla denuncia che finalmente si era decisa a fare.
Qualcosa in lei si era spento. Si era smagrita, ingrigita, niente più la faceva sorridere.
Non aveva fame e la notte si girava e rigirava nel letto senza prendere sonno.
Non era tranquilla, ogni più piccolo rumore la metteva in allarme. Sapeva che con la denuncia non si sarebbe fermato. Già lo aveva visto diverse volte nascosto in un vicolo o seguirla per strada.
Poi c’erano le telefonate continue, aveva cambiato il numero, ma non si sa come era riuscito a rintracciare anche quello nuovo. Era stanca, spaventata, esasperata.
Quando riusciva alla fine ad addormentarsi aveva terribili incubi e si svegliava bagnata fradicia di sudore, con il cuore che le martellava in petto e quella orribile sensazione sulla pelle di qualcosa che l’afferrava.
Si alzava barcollando dal letto, si sciacquava il viso e andava in cucina a prepararsi il caffè. Inutile ricoricarsi, il sonno non sarebbe più arrivato.
Domani sarebbe stato un giorno speciale, un’assistente sociale che si era interessata al suo caso era riuscita a trovarle un piccolo appartamento in un’altra città, un altro lavoro e forse la sua vita poteva cominciare di nuovo.
Aveva molta paura si, ma era determinata a sopravvivere, voleva farcela.
Questa nuova speranza la faceva sentire meglio. Domani avrebbe visto la sua nuova casa e preso accordi per il trasloco. Cercò di concentrarsi su questo pensiero positivo, nel buio quasi sorrise.
Tutto questo pensava camminando, ormai aveva smesso di piovere. Il cielo si era aperto e già le prime stelle brillavano.
Capì che doveva affettarsi, era pericoloso attardarsi nella strada a quell’ora.
Era già quasi arrivata. Incominciò a camminare più velocemente, forse sarebbe riuscita anche a comprare un pò di pane per la cena, vedeva la luce del panificio sotto casa ancora accesa.
Allungò il passo e sentì dietro di se uno scalpiccio veloce, si voltò e senza nemmeno avere il tempo di vedere o capire cosa stesse succedendo sentì un colpo fortissimo nel petto, un dolore lancinante e poi ancora un altro colpo nello stomaco e qualcosa di caldo che colava sulle gambe, un odore come di ferro e poi ancora un altro colpo nel fianco e dolore, dolore, dolore…
La vista era ormai annebbiata, non sentiva più nulla, sentì come se stesse precipitando in un vortice di dolore.
Era a terra ormai, in lontananza sentiva voci concitate, sirene, brusii, nebbia e poi più nulla. In un attimo, per quanto tutto fosse accaduto improvvisamente, capì che era morta, ma, come se si fosse sdoppiata, vedeva il suo corpo insanguinato steso sull’asfalto, l’impermeabile un pò sollevato e ricoperto di sangue, tanto sangue.
Solo il viso era rimasto pulito e stranamente nel buio brillava bellissimo come di una luce propria. Si guardo’, provava un senso di pace profonda, non sentiva più il dolore, né sofferenza di qualsiasi genere, era come in un limbo.
Vide arrivare le macchine della polizia coi lampeggianti e le sirene accese.
Si domandò chi li avesse chiamati, era così strano! Era morta e ancora si poneva domande.
Si era raccolta intanto una piccola folla attirata dai rumori e dal trambusto e dalla solita morbosità.
Qualcuno si era chinato su di lei e la toccava, forse per accertarsi che fosse morta.
Poi lo vide, il coltello nelle mani ancora insanguinate, lui si nascondeva in un vicolo poco distante tra i sacchi della spazzatura. Strano pensò, le veniva da ridere pensando che si trova dove avrebbe dovuto stare da sempre, tra la spazzatura, come un topo di fogna quale si era dimostrato nella vita. I poliziotti gli davano le spalle, non potevano vederlo. Così come era nascosto, riusciva a vederlo soltanto lei. L’avrebbe fatta franca anche questa volta?
Era un pensiero inaccettabile. Ma cosa avrebbe potuto fare ora che era morta quando non era riuscita a fare nulla da viva?
Ma ecco all’improvviso un gran fracasso, bidoni che rotolavano qua e là per la strada, la spazzatura sparpagliata dappertutto. I poliziotti si girarono e corsero con le pistole spianate, lo videro cercare di nascondersi nel vicolo che, ormai invaso da bidoni e sacchi,era diventato una trappola, lo inseguirono, lo atterrarono e finalmente lo presero.
Ma cosa era successo veramente? Sentì un miagolio, vide due occhi lucenti sbucare da quel pandemonio, il suo gatto! Era stato lui a creare tutto quel pandemonio facendo cadere i bidoni, il suo adorato gatto, quello che lei nemmeno accarezzava più, quello che forse l’aveva sempre amata, nonostante tutto.
Il gatto si avvicinò, si strusciò nelle sue gambe, Sara si chino’ per accarezzarlo l’ultima volta.
Guardò il suo corpo per terra, l’espressione del volto serena, giustizia era fatta, ora poteva andare.

Giuliana Campisi

 

 

I RICORDI NON BASTANO

Vorrei ritrovare l’incanto di quei giorni20150512_102725
quando i nostri sguardi si perdevano nell’infinito
e le labbra fremevano senza dire parole.
Quando con le mani intrecciate camminavamo
nel mondo scavalcando le nubi del futuro.
Vorrei ritrovare la magia di quando il sole
illuminava i nostri giorni anche se pioveva
e la notte la luna riempiva il buio
ricamando in cielo i nostri sogni.
Quando il rumore della pioggia diventava musica
mentre sotto le lenzuola costruivamo l’arcobaleno.
E dov’è quel tempo quando le parole non
servivano, i silenzi ci riempivano l’anima e
bastava un sorriso per sentire un’orchestra suonare?
Ora la pioggia fa solo rumore ed i silenzi,
carichi di stanchezza, infestano l’anima.
I ricordi non bastano in questo lento morire,
il profumo dei fiori appassiti non risveglia l’amore
ed il tempo, bastardo, non ci concederà altri spazi.

Giuliana Campisi

(da “I ricordi non Bastano” Ed.N.Calabria)

Il Merlo

In cima su quel sasso guardavo il merlo nero.50c222264b_4941971_med

L’equilibrio era instabile ma io non demordevo.

Il merlo sorrideva e brillava cupo il suo piumaggio.

Io stringevo i denti e dal sasso non scendevo.

Ma il merlo cominciò a cantare in modo assai soave

e il pianto mio dirotto la mia stanza prese ad inondare.

Non so che cosa accade poi, ma mentre il merlo

libero volava, io in una gabbia mi trovai

insieme ad un ombrello che non mi riparava.

Giuliana Campisi

7 frasi buddiste che vi cambieranno la vita (articolo reperito dal web)

Molte persone preferiscono definire il buddismo più come una psicologia di vita che una religione. Il buddismo è una delle religioni più antiche ancora oggi praticate da circa 200 milioni di persone in tutto il mondo.
Qual è il segreto di questa filosofia?
L’elemento che ha permesso che questa filosofia o religione perduri con il passare del tempo e che continui ad essere scelta dalla persone è la semplicità con cui essa trasmette messaggi colmi di saggezza, i quali sono davvero in grado di migliorare la nostra qualità di vita.
Per capirla e coglierne il significato, non è necessario divenire seguaci di tale religione. Bisogna solo aprire il nostro cuore e realizzare un’importante apertura mentale.
Oggi vi presentiamo le 7 migliori frasi buddiste che cambieranno la vostra vita:
-Il dolore è inevitabile, la sofferenza opzionale. Tenendo in considerazione che le persone possono essere ferite solo da quello a cui viene dato importanza, evitare la sofferenza inutile può consistere semplicemente nel fare un passo indietro, distaccarsi emotivamente e vedere le cose da un’altra prospettiva.
Richiede impegno e tempo, ma vale la pena realizzare questo apprendimento. Come guida per tale proposito, un’altra frase buddista ci dà una pista per iniziare: “Tutto ciò che siamo è il risultato di quello che abbiamo pensato; è basato su nostri pensieri ed è fatto dei nostri pensieri”.
Sii felice perché qualsiasi luogo è qui e qualsiasi momento è adesso. Siamo soliti pensare al passato oppure essere eccessivamente preoccupati per il futuro. Questo ci porta a non vivere il momento presente mentre le nostre vite vanno avanti senza che ne siamo coscienti. Il buddismo ci insegna il “qui” ed “ora”. Dobbiamo imparare, quindi, ad essere pienamente presenti, a godere di qualsiasi momento come se fosse l’unico.
-Prenditi cura del tuo corpo così come della tua mente, perché tutto è una cosa sola. Per raggiungere un vero stato di benessere, è imprescindibile che mente e corpo siano in equilibrio tra loro. Ci concentriamo troppo sull’aspetto fisico, ma, al contrario, l’aspetto interiore ci aiuterà a sentirci più soddisfatti e coscienti del qui e dell’adesso, fornendo una maggiore pienezza emotiva.
Molto meglio mettersi le pantofole che ricoprire di tappeti tutto il mondo. Per trovare la nostra pace interiore, dobbiamo essere coscienti dei nostri potenziali personali ed imparare a saperli dosare, così come per quanto riguarda i nostri mezzi. In questo modo, vivremo un’autentica crescita ed evoluzione.
Non affliggere gli altri con ciò che causa dolore a te stesso. Si tratta di una delle massime del buddismo che ci permette di eliminare quasi tutte le leggi e dettami morali della società attuale. Con un significato simile a quello della frase “non fare agli altri ciò che non vorresti venga fatto a te stesso“, questa quinta riflessione va molto oltre poiché consiste in una profonda conoscenza di noi stessi e in una grande empatia nei confronti degli altri e con gli altri.
on è più ricco colui che possiede di più, ma colui che necessita di meno. Il nostro desiderio di possedere di più, sia sul piano materiale sia su quello emotivo, è la principale fonte di tutte le nostre preoccupazioni o disperazioni. Questa massima si basa sull’imparare a vivere con poco e saper accettare tutto quello che la vita ci offre in un determinato momento. Questo ci permetterà di vivere una vita più equilibrata, di ridurre lo stress e moltissime tensioni interne.
Il fatto di desiderare più cose spesso indica solo mancanza di sicurezza, il sentirsi soli e l’aver bisogno di riempire questi vuoti. Sentirci bene con noi stessi permette di mettere da parte la necessità di non dover dimostrare nulla.
Per comprendere tutto, è necessario dimenticare tutto. Da bambini impariamo di continuo. La nostra mappa mentale non è ancora disegnata, cosa che ci rende aperti a “tutto” e ci rende in grado di capire qualsiasi cosa. Non sappiamo giudicare.
Tuttavia, man mano che cresciamo, la nostra mente si riempie di condizionamenti e norme sociali che ci dicono come dobbiamo essere, come devono essere le cose, come dobbiamo comportarci e persino cosa dobbiamo pensare. Diventiamo incoscienti di noi stessi e perdiamo il senso della nostra vita.
Per cambiare e vedere le cose da una prospettiva più sana per noi, dobbiamo imparare a distaccarci dalle credenze, dalle abitudini e dalle idee che non provengono dal nostro cuore. Per riuscirci, questa frase buddista aiuterà ad iniziare il processo: “Nel cielo non c’è distinzione tra est e ovest, sono le persone a creare queste distinzioni nella propria mente per poi pensare che siano vere”.

20087_1142550915760132_3252079726890408829_n

La vita e’ ben altro

E tu mi portavi l’amore

come un cesto di rose tra le braccia

e mi sorridevi con le mani indicandomi

un cielo ingrigito dove anche le nubi

ed i fulmini scappavano via.

Ed ogni volta scendeva la sera portando

una luna perplessa e silenziosa che ci osservava

inseguire un tempo che correva piu’ veloce di noi.

Se abbiamo coltivato ricordi come fossero romanzi

gia’ letti che ogni tanto riprendiamo per poter rivedere

quello che e’ stato, adesso dobbiamo capire che

la vita e’ ben altro che un cassetto stipato di giorni passati

e l’amore potrebbe ingiallire come le pagine

di un libro letto e riletto piu’ volte.

Giuliana Campisi

34-9.-H.-Fantin-Latour-Cesto-di-rose-1880-300x248