L’Inizio

All’improvviso scappano fuori dalla bocca, violente come un fiume in piena, devastanti come una valanga, rotolanti come una cascata di biglie, cristalline come pioggia sottile ed a volte leggere come fiocchi di neve.
Parole, crudeli o misericordiose, non si tengono chiuse a lungo.
Alla fine esplodono.
Come bombe devastanti o come fuochi d’artificio festosi.
Qualche volta son bagnate di lacrime, altre volte amare come veleno.
Ma sono parole, suono vibrante nell’aria o disegno del suono sulla carta.
Le urli, le sussurri, le canti o le declami, comunque magnifica espressione del nostro essere creature spirituali in tutte le sue sfaccettature.
Utili, comode ,ma spesso arma micidiale come il coltello che taglia il pane che ci nutre ma ugualmente toglie la vita.
Sussurri d’amore o grida di dolore comunque esplosioni dell’anima, anche se piu’ il silenzio grida.

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Meccanicamente

Mescolo distrattamente il caffè nella tazzina guardando il cielo dalla finestra.
Piccoli gesti che si ripetono ogni giorno.
Non so neppure se ho messo lo zucchero nel caffè.
Ne assaggio un cucchiaino, é dolce. Sorrido, non so neanche se il cielo promette buono o cattivo tempo. Anche il cielo guardo distrattamente ogni giorno per abitudine, è ancora buio quando mi alzo al mattino.
Mi lavo, mi vesto, mi trucco, poco ormai, i capelli così corti come quelli di un marine sono sempre a posto.
Giaccone, borsa, l’ultima carezza a Maya ed uno sguardo a mio marito che dorme.
Giù in strada è ancora buio, ma un rosa tenero incomincia a colorare la linea dell’orizzonte.
Salgo in macchina, giro la chiave e metto in moto.
Il tragitto è breve, i semafori che incontro tutti verdi.
Arrivo in anticipo, posteggio, spengo il motore e rimango seduta in macchina.
Ho fatto tutto meccanicamente, come un automa, gesti sempre uguali, se ci penso non so neppure come sono arrivata qui, dove sono adesso.
È questo che non sopporto più, la ripetitività delle azioni, sempre uguali, gli orari stabiliti, come robot programmati, ci disumanizziamo.
Sveglia, colazione, lavoro, pranzo, faccende varie, cena, letto.
Monotonia without limits. Non ci accorgiamo più di cosa e come facciamo le cose, ebeti senza volerlo ed incapaci di rompere questi ritmi imposti.
Ma io mi ribello, anticipo la sveglia, posteggio prima e, seduta in macchina, guardando quella linea rosea all’orizzonte, scrivo poesie… scrivo poesie … scrivo poesie

LA NONCURANZA

La noncuranza di un amore finito,
che ormai è sfinito
e si è travestito di affetto infinito,
ti stringe nel cuore e nel petto
e senti l’inganno di un sentimento imperfetto.
Ti piega e ti strugge,
ogni gesto d’amore distrugge,
ti sfugge.
Lo sguardo ti inganna,
nasconde la noia, uccide la gioia,
ti chiude la porta, si porta la chiave
con fare soave, ormai non rimane
che mollica di pane.

Giuliana Campisi 2016

5° acquarello (5° tentativo)

... vado avanti imperterrita, ma questo è proprio figlio mio, senza cercare di copiare o imitare … allo sbaraglio … e mi piace

I blog che seguo e perché – sesta parte

Cuoreruotante

Non è semplice parlare del blog di Maida, i suoi racconti sono spettacolari ma l’epilogo non è mai come uno si immagina. Spesso sembra restare sospeso, come a dare al lettore la possibilità di concluderlo come più gli aggrada, altre volte invece la conclusione è negativa. Cuoreruotante ha una visione della vita crudamente realistica, non si sofferma sul positivo se non per qualche attimo di debolezza umana o di dolcezza, ma subito tira fuori la dura realtà della vita, che lei purtroppo conosce bene.
Maida è dolce, scrive bene perché scrive come il suo cuore sente, ed il cuore, si sa, non sbaglia mai.

Sephiroth

Non scrive spesso, ma quando lo fa spacca. Di tutto, cuore e fegato, legno e metallo. I suoi racconti/monologhi sono forti, duri, senza reticenze, senza mezzi termini. Davide sviscera tutto se stesso, si crocifigge e si perdona, si arrabbia e si abbandona. Il passato non lo lascia mai, si arrampica sui ricordi e sulle parole cercando di esorcizzarlo.
Odia il “suo ego spropositato”, la notte combatte con i suoi mostri ed il suo cuore si imbizzarrisce come un cavallo pazzo. Ricopre, anzi nasconde, la sua sensibilità dietro parole ridondanti ma, per quanto si affanni, trapela sempre un bel luccicore

4° acquerello (tentativo più che altro)

... vado migliorando, pochissimo, ma miglioro. Tra una ventina d’anni sarò in grado di farne uno accettabile

Che sia breve

Rielaborazione grafica personale

Che sia breve questo momento
fragile come un sorriso sul dolore
Nell’attesa di giorni diversi,
di nuvole che rotolano nel cielo,
guardando i fiori recisi messi in acqua
nel vaso più bello.
Che sia breve lo struggimento
di un tempo ormai usurato,
arrugginito come un chiodo
che non tiene più il suo quadro,
non duole più ma brucia,
brace sotto la cenere,
che la speranza non fa divampare
ma non la spegne.

Giuliana Campisi